Archivio per la categoria 'Discussioni'
Triti riti. Studenti in costume tradizionale-rivoluzionario e la manifestazione fa Flop!
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Lorenzo Carrogu*
Martedì 17 novembre, manifestazione per il diritto allo studio. Mi dirigo verso piazza Garibaldi per partecipare al corteo e sono ormai arrivato alla fine di via Paoli quando comincio a sentire “venti bottiglie di vino” della Bandabardò che, se devo dire la verità, comincia ad irritarmi. Una volta arrivato mi guardo intorno e mi accorgo che siamo si e no 200. Mi aspettavo di incontrare i soliti volti, quelli che incontro sempre alle iniziative di sinistra, ma niente. Sono circondato da ragazzi delle scuole superiori elettrizzati probabilmente anche dal fatto di guidare una manifestazione alla quale partecipano Continua..
L’intera comunità universitaria deve prendere posizione sulla riforma Gelmini!
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Gli studenti di UniCa 2.0
Venerdì 6 novembre si è tenuta presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Cagliari, in coincidenza con la mobilitazione nazionale tenutasi a Roma in piazza Montecitorio, la prima assemblea pubblica sul DDL di riforma dell’Università recentemente presentato dal Ministro Gemini.
All’assemblea hanno partecipato numerosi studenti che hanno fornito un contributo di grande attenzione e preoccupazione per le novità contenute nel DDL di riforma. In particolare sono state valutate gravemente negative le misure di riforma della governance, che prevedono l’ingresso spropositato dei privati ai più alti livelli di governo degli atenei e la contrazione degli spazi di democrazia e autogoverno; la proposta di delega al Governo sul diritto allo studio; l’assenza di alcuna assicurazione circa un finanziamento pubblico più equo e consistente, che tolga l’università pubblica dalla crisi determinata dai recenti tagli operati dal Governo. Continua..
Governare al buio o “illuminati” dai dati?
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di Mariano Porcu
Negli stati totalitari le statistiche (vere) sono segrete, la divulgazione dei numeri (veri) che riguardano le “cose notevoli dello stato” è sempre sottoposta ad un finissimo filtro da parte dei poteri costituiti. Il motivo di questa avversione per l’informazione statistica trasparente è chiaro e perfino banale: i numeri indicano dove e come va lo Stato. La democrazia, la trasparenza dei processi decisionali, è affidata anche alla conoscenza quantitativa dei fenomeni. Ecco, quello della trasparenza dell’informazione statistica è proprio uno dei tratti distintivi delle Continua..
La crisi dei corsi gemmati: nuove strategie per l’università diffusa
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di Gaetano Di Chiara
Tra i problemi scottanti sul tavolo della Regione Sardegna c’è quello della cosidetta università diffusa. Che ne sarà dei corsi universitari, gemmati dalle Università di Cagliari e Sassari, a Nuoro, Iglesias, Oristano e Olbia?
Questi corsi devono ora soddisfare i nuovi e più rigidi requisiti ministeriali introdotti dal decreto Mussi. Secondo le Facoltà, questi requisiti non sono soddisfatti dalla maggior parte di questi corsi, che quindi vanno chiusi o riportati alle sedi madre.
Dove va l’università italiana?
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Marco Merafina (coordinatore nazionale ricercatori universitari)
In questo mio intervento vorrei porre l’attenzione su tre aspetti della situazione universitaria che credo meritino una certa attenzione: esiste un problema generale, su cui mi soffermerò maggiormente, che riguarda la sopravvivenza del Sistema Universitario pubblico, messo a dura prova dai provvedimenti di quest’ultimo Governo; esiste inoltre un problema specifico che riguarda la condizione dei ricercatori universitari e del loro stato giuridico; esiste infine un problema di rapporti con il Ministro che impedisce una corretta dialettica tra le parti, non consentendo dunque il varo di provvedimenti veramente efficaci e condivisi contro la crisi del Sistema Universitario.
Riguardo al primo punto bisogna constatare ormai il fallimento italiano degli obiettivi di Lisbona. Siamo tra i Paesi Continua..
UniCa è università di serie A
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di Marco Pitzalis
A pensare male ci si azzecca sempre diceva Andreotti. Sarà vero, ma a pensare male, secondo me, si vive male. E spesso non ci si azzecca proprio.
La denigrazione ha un senso accademico. Nella nostra professione la principale risorsa è la credibilità, minare la credibilità dell’avversario è una tipica strategia nei campi in cui la fiducia e il prestigio – l’onore – sono una risorsa. Questa è la ragione per la quale in molti passano più tempo a denigrare i colleghi piuttosto che a indorare la propria fama. Il discredito è un’arma.
Ora però, quando quest’arma viene usata senza criterio, si distrugge la credibilità della propria università e dell’intero sistema universitario cui si appartiene, e si finisce così per incrinare anche la propria personale credibilità. Chi denigra l’università spesso ha interesse a delegittimare i criteri di giudizio della comunità scientifica al fine di lasciar passare l’idea di essere l’immancabile vittima di complotti accademici. L’auto-assoluzione e l’autocompiacimento sono delle tecniche di sopravvivenza abbastanza diffuse. Non sempre – inoltre – i curricoli poi giustificano tali piagnistei. Continua..
I fondi per le università. Bocciati e promossi, ma i criteri sono sbagliati
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di Gaetano Di Chiara
L’ultimo Consiglio dei ministri ha approvato due importanti misure per le Università. La prima riguarda il varo dell’ANVUR, l’agenzia per la valutazione delle università italiane, la seconda la ripartizione tra le varie sedi del 7% dei fondi ordinari che lo Stato versa alle università, il cosidetto FFO. Il risultato di questa classifica è che 27 università vedranno incrementato il loro FFO di una percentuale variabile dal 10% (Trento) allo 0,26% (Politecnico di Bari) mentre per altre 27 sedi l’FFO sarà decurtato dallo 0,39% (Brescia) al 3% (Messina, Palermo, Foggia e Macerata). Le due Università sarde saranno penalizzate per il 2,05 % (Cagliari) e per il 2,95% (Sassari). Continua..
Un brindisi fuori luogo
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di Giorgio Piccaluga
E dunque i Rettori delle Università prime in classifica hanno fatto saltare i tappi delle bottiglie di spumante. Non si sa bene per festeggiare cosa, dato che le classifiche ministeriali non cambiano quelle degli organismi internazionali di valutazione, dove anche dei loro Atenei o non si trova traccia o la si trova scorrendo molte pagine della graduatoria. Riuscirà la premialità introdotta dal Ministero a sollevare la loro posizione internazionale, tra l’altro risultata in calo nelle ultime valutazioni? Qualche Rettore più prudente fa osservare che non sarà così, che la premialità porterà comunque delle briciole non in grado di cambiare la situazione in modo Continua..
Ingiustizia è fatta: il governo taglia il Sud
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di Cristina Lavinio
I quotidiani del 25 luglio recano tutti la notizia dei tagli di finanziamento che, con il prossimo anno accademico, colpiranno 27 Università italiane “poco virtuose”, se non sprecone. Punite per avere istituito troppi corsi di laurea, avere affidato troppi insegnamenti per contratto a personale esterno all’Università, per avere una percentuale troppo elevata di studenti fuori corso e di disoccupati tra i laureati da più di tre anni. Punite, inoltre, per una valutazione non brillante nell’ambito della produzione scientifica, per non essere riuscite a procacciarsi fondi per la ricerca attingendo a bandi europei ecc. ecc. Invece altre 27 Università italiane virtuose saranno premiate con un incremento percentuale di fondi.
“Evviva! -dirà qualcuno- Finalmente sta passando la cultura della valutazione, viene premiato il merito, si ridurranno gli sprechi…”
Peccato, però, che i tagli o i premi, in percentuale diversa, siano tutti operati utilizzando il 7% (525 milioni di euro) del complessivo Continua..
Ecco perché non saremo nella prossima classifica del Times Higher Education
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di Marco Pitzalis
Sono stato sollecitato – con una email – ad effettuare la peer review per il “The Times Higher Education – QS World University Ranking“. Questo invito a partecipare alla peer review delle università a livello mondiale non ha niente a che fare con la chiarezza del mio prestigio personale o scientifico. Anzi, a consolazione dei miei eventuali insulsi detrattori, confesso che le ragioni di questa chiamata sono del tutto banali. Continua..