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	<title>Commenti per www.multiversitas.it</title>
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	<description>per una università  critica, riflessiva, democratica</description>
	<lastBuildDate>Wed, 04 Aug 2010 06:48:35 +0200</lastBuildDate>
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		<title>Commenti su Non ci sarà nessuna riforma.  Poniamo le basi per un nuovo dibattito di Filippo Zerilli</title>
		<link>http://www.multiversitas.it/?p=835&#038;cpage=1#comment-1668</link>
		<dc:creator>Filippo Zerilli</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Aug 2010 06:48:35 +0000</pubDate>
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		<description>Ha ragione Pitzalis, bisogna andare oltre (infantilismi, tecnicismi, personalismi ecc.) e cercare di lanciare un dibattito sull&#039;università serio e articolato. Speriamo che questo primo tentativo di riflessione, pieno di spunti interessanti, non resti isolato. Per il momento mi limito ad una richiesta di chiarimento: nella dialettica tra coltivare la tradizione / praticare forme anche sperimentali al passo coi tempi, non è chiaro quale dovrebbe essere il ruolo e la forma delle nostre antiche e talora prestigiose facoltà. Ne abbiamo ancora bisogno? Si deve pensare a strutture cha coniughino l&#039;organizzazione della didattica e della ricerca o piuttosto immaginare contenitori che consentanto la separazione di queste funzioni, che si è accentuata con la creazione dei dipartimenti? Scuole, facoltà dipartimenti e &quot;istituti&quot; sono semplici nomi, ovviamente. Ma quali dovrebbero essere le articolazioni istituzionali di didattica e ricerca secondo Pitzalis? A quali modelli ispirarsi e a quali tradizioni richiamarsi? Mi sembra un nodo importante per pensare all&#039;alta formazione, non del tutto sciolto dall&#039;articolo. Grazie.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ha ragione Pitzalis, bisogna andare oltre (infantilismi, tecnicismi, personalismi ecc.) e cercare di lanciare un dibattito sull&#8217;università serio e articolato. Speriamo che questo primo tentativo di riflessione, pieno di spunti interessanti, non resti isolato. Per il momento mi limito ad una richiesta di chiarimento: nella dialettica tra coltivare la tradizione / praticare forme anche sperimentali al passo coi tempi, non è chiaro quale dovrebbe essere il ruolo e la forma delle nostre antiche e talora prestigiose facoltà. Ne abbiamo ancora bisogno? Si deve pensare a strutture cha coniughino l&#8217;organizzazione della didattica e della ricerca o piuttosto immaginare contenitori che consentanto la separazione di queste funzioni, che si è accentuata con la creazione dei dipartimenti? Scuole, facoltà dipartimenti e &#8220;istituti&#8221; sono semplici nomi, ovviamente. Ma quali dovrebbero essere le articolazioni istituzionali di didattica e ricerca secondo Pitzalis? A quali modelli ispirarsi e a quali tradizioni richiamarsi? Mi sembra un nodo importante per pensare all&#8217;alta formazione, non del tutto sciolto dall&#8217;articolo. Grazie.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Non ci sarà nessuna riforma.  Poniamo le basi per un nuovo dibattito di francesco deledda</title>
		<link>http://www.multiversitas.it/?p=835&#038;cpage=1#comment-1647</link>
		<dc:creator>francesco deledda</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Aug 2010 10:29:16 +0000</pubDate>
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		<description>@admin
il problema che pone ha diverse cause...
In molti casi si rinuncia ad andare a lezione, perchè le stesse non aggiungono niente a quello che si trova scritto sul libro di testo; si rinuncia ad andare a lezione perchè magari si è in aula con altri 299 studenti e si capisce poco.
Si cerca di conciliare studio e lavoro perchè la possibilità per dedicarsi solo allo studio non ce l&#039;hanno tutti.
Da poco ho fatto un analisi sulla qualità e sulla quantità delle borse di studio erogate dall&#039;ersu dal 2003 ad oggi, non è cambiato nulla, il numero e l&#039;importo delle borse erogate è lo stesso, e il numero dei posti letto offerti presso le case dello studente è diminuito.
Nello stesso tempo il reddito medio di una famiglia è sceso e ha perso molto potere d&#039;acquisto.
Bisogna cambiare tutto, strategia e struttura!!!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@admin<br />
il problema che pone ha diverse cause&#8230;<br />
In molti casi si rinuncia ad andare a lezione, perchè le stesse non aggiungono niente a quello che si trova scritto sul libro di testo; si rinuncia ad andare a lezione perchè magari si è in aula con altri 299 studenti e si capisce poco.<br />
Si cerca di conciliare studio e lavoro perchè la possibilità per dedicarsi solo allo studio non ce l&#8217;hanno tutti.<br />
Da poco ho fatto un analisi sulla qualità e sulla quantità delle borse di studio erogate dall&#8217;ersu dal 2003 ad oggi, non è cambiato nulla, il numero e l&#8217;importo delle borse erogate è lo stesso, e il numero dei posti letto offerti presso le case dello studente è diminuito.<br />
Nello stesso tempo il reddito medio di una famiglia è sceso e ha perso molto potere d&#8217;acquisto.<br />
Bisogna cambiare tutto, strategia e struttura!!!</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Non ci sarà nessuna riforma.  Poniamo le basi per un nuovo dibattito di admin</title>
		<link>http://www.multiversitas.it/?p=835&#038;cpage=1#comment-1644</link>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Aug 2010 08:36:46 +0000</pubDate>
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		<description>@Francesco Deidda: quello che lei dice è esattamente quello che dico io. Esattamente.

Il 27% degli studenti che si iscriverà all&#039;Ateneo di cagliari intende solo studiare. Il resto studiare e lavorare insieme. Come vede la maggior parte degli studenti a lezione non li vedremo mai e considerano l&#039;università come un&#039;attività collaterale.
L&#039;università così è morta.
La colpa è di tutti.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Francesco Deidda: quello che lei dice è esattamente quello che dico io. Esattamente.</p>
<p>Il 27% degli studenti che si iscriverà all&#8217;Ateneo di cagliari intende solo studiare. Il resto studiare e lavorare insieme. Come vede la maggior parte degli studenti a lezione non li vedremo mai e considerano l&#8217;università come un&#8217;attività collaterale.<br />
L&#8217;università così è morta.<br />
La colpa è di tutti.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Non ci sarà nessuna riforma.  Poniamo le basi per un nuovo dibattito di Gaetano Di Chiara</title>
		<link>http://www.multiversitas.it/?p=835&#038;cpage=1#comment-1642</link>
		<dc:creator>Gaetano Di Chiara</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Aug 2010 07:20:49 +0000</pubDate>
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		<description>
La scelta di non intervenire al dibattito sul pensionamento a 65 anni è una scelta individuale: può essere dovuta a vari motivi, semplice idosincresia per gli interventi in rete, paura di esporsi, o il fatto di non avere niente di nuovo da dire o che non sia stato già inserito in qualche emendamento al ddl sulla riforma, etc etc . Ma non ditemi che il dibattito in questione è ”triste e inutile”. Diventa tale solo se all’argomentare si sostituisce l’aggressione, l’offesa e lo scontro generazionale. Infatti, il problema del pensionamento degli universitari, in un paese come il nostro, dove buona parte della ricerca si fa all’università, investe il problema più generale della politica della ricerca e dell’alta formazione.
Se non fosse così, non si spiegherebbe il fatto che a questo dibattito partecipino anche ricercatori che non appartengono all’università e che un sito che si occupa di divulgazione e notizie scientifiche come La Scienza in Rete ( &lt;www .scienzainrete.it &gt;), giornale online del Gruppo 2003 ( &lt;/www&gt;&lt;www .gruppo2003.org&gt;), ospiti vari interventi su questo problema (&lt; www.scienzainrete.it/contenuto/articolo/meglio-pensione-65-anni&gt; ; &lt;http ://www.scienzainrete.it/contenuto/articolo/il-criterio-asimov-non-funziona&gt; ; &lt;www .scienzainrete.it/contenuto/articolo/meglio-pensione-65-anni&gt;).&lt;/www&gt;&lt;/http&gt;&lt;/www&gt;</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>La scelta di non intervenire al dibattito sul pensionamento a 65 anni è una scelta individuale: può essere dovuta a vari motivi, semplice idosincresia per gli interventi in rete, paura di esporsi, o il fatto di non avere niente di nuovo da dire o che non sia stato già inserito in qualche emendamento al ddl sulla riforma, etc etc . Ma non ditemi che il dibattito in questione è ”triste e inutile”. Diventa tale solo se all’argomentare si sostituisce l’aggressione, l’offesa e lo scontro generazionale. Infatti, il problema del pensionamento degli universitari, in un paese come il nostro, dove buona parte della ricerca si fa all’università, investe il problema più generale della politica della ricerca e dell’alta formazione.<br />
Se non fosse così, non si spiegherebbe il fatto che a questo dibattito partecipino anche ricercatori che non appartengono all’università e che un sito che si occupa di divulgazione e notizie scientifiche come La Scienza in Rete ( <www .scienzainrete.it >), giornale online del Gruppo 2003 ( </www><www .gruppo2003.org>), ospiti vari interventi su questo problema (< <a href="http://www.scienzainrete.it/contenuto/articolo/meglio-pensione-65-anni" rel="nofollow">http://www.scienzainrete.it/contenuto/articolo/meglio-pensione-65-anni> ; <http ://www.scienzainrete.it/contenuto/articolo/il-criterio-asimov-non-funziona> ; <www .scienzainrete.it/contenuto/articolo/meglio-pensione-65-anni>).</www></http></www></p>
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	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Non ci sarà nessuna riforma.  Poniamo le basi per un nuovo dibattito di Francesco Deledda</title>
		<link>http://www.multiversitas.it/?p=835&#038;cpage=1#comment-1626</link>
		<dc:creator>Francesco Deledda</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Aug 2010 17:13:27 +0000</pubDate>
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		<description>noto che l&#039;europa viene presa come modello solo per quello che va incontro alle esigenze dei docenti...
Andiamo a vedere il numero di studenti per classe???
andiamo a vedere le modalità di didattica???
andiamo a vedere il numero di tutor???
Costriuamo un sistema di didattica frontale che permetta di affrontare a qualsiasi studente in modo profiquo 3 o 4 esami a semestre, e di sostenere tutti gli esami nel giro di un mese...
e sarò il primo a dire che basteranno 3 appelli all&#039;anno, uno a febbraio uno a luglio e uno a settembre.

Francesco Deledda
Rappresentante studenti 
Facoltà di Economia</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>noto che l&#8217;europa viene presa come modello solo per quello che va incontro alle esigenze dei docenti&#8230;<br />
Andiamo a vedere il numero di studenti per classe???<br />
andiamo a vedere le modalità di didattica???<br />
andiamo a vedere il numero di tutor???<br />
Costriuamo un sistema di didattica frontale che permetta di affrontare a qualsiasi studente in modo profiquo 3 o 4 esami a semestre, e di sostenere tutti gli esami nel giro di un mese&#8230;<br />
e sarò il primo a dire che basteranno 3 appelli all&#8217;anno, uno a febbraio uno a luglio e uno a settembre.</p>
<p>Francesco Deledda<br />
Rappresentante studenti<br />
Facoltà di Economia</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Non ci sarà nessuna riforma.  Poniamo le basi per un nuovo dibattito di Albert ABI AAD</title>
		<link>http://www.multiversitas.it/?p=835&#038;cpage=1#comment-1527</link>
		<dc:creator>Albert ABI AAD</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Jul 2010 12:02:42 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.multiversitas.it/?p=835#comment-1527</guid>
		<description>Un commento secco sugli appelli: Mi sono già opposto in consiglio di facoltà al numero crescente di appelli e al ricatto da parte degli studenti su questo argomento.
Se un CFU è uguale in tutta l&#039;Europa, anche le modalità di esame devono essere uguali. Quindi il numero e anche la data degli appelli devono essere coordinati con il sistema europeo.
1. Se in una università europea normale si prevedono due sessioni di esame concentrati in una settimana o in 15 giorni con prove di mattina e di pomeriggio, non si puo accettare che lo studente italiano possa vantaggiarsi di appelli diluiti su tutto l&#039;anno e a piacere. Questo sistema da supermercato aperto anche di domenica non è di tipo universitario.
2. Nel mondo del lavoro, una delle prime capacità valutata è la capacità di lavorare &quot;sotto stress&quot;, anche al dipartimento di traduzione dell&#039;Onu. Imparare a dare gli esami sotto stress è quindi una buona scuola di vita per il nostro studente. 
Ancora una volta ripeto: la furbizia è il primo nemico dell&#039;intelligenza. Bisogna smetterla!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Un commento secco sugli appelli: Mi sono già opposto in consiglio di facoltà al numero crescente di appelli e al ricatto da parte degli studenti su questo argomento.<br />
Se un CFU è uguale in tutta l&#8217;Europa, anche le modalità di esame devono essere uguali. Quindi il numero e anche la data degli appelli devono essere coordinati con il sistema europeo.<br />
1. Se in una università europea normale si prevedono due sessioni di esame concentrati in una settimana o in 15 giorni con prove di mattina e di pomeriggio, non si puo accettare che lo studente italiano possa vantaggiarsi di appelli diluiti su tutto l&#8217;anno e a piacere. Questo sistema da supermercato aperto anche di domenica non è di tipo universitario.<br />
2. Nel mondo del lavoro, una delle prime capacità valutata è la capacità di lavorare &#8220;sotto stress&#8221;, anche al dipartimento di traduzione dell&#8217;Onu. Imparare a dare gli esami sotto stress è quindi una buona scuola di vita per il nostro studente.<br />
Ancora una volta ripeto: la furbizia è il primo nemico dell&#8217;intelligenza. Bisogna smetterla!</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Non ci sarà nessuna riforma.  Poniamo le basi per un nuovo dibattito di Micaela Morelli</title>
		<link>http://www.multiversitas.it/?p=835&#038;cpage=1#comment-1519</link>
		<dc:creator>Micaela Morelli</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Jul 2010 10:17:44 +0000</pubDate>
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		<description>Caro Marco la tua definizione del dibattito in corso ristretto ai pensionamenti e avanzamenti di carriera  &quot;dibattito triste e inutile&quot; mi trova completamente d&#039;accordo ed è per questo che non intervengo mai. Il tuo commento però non mi può lasciare in silenzio.  E&#039; l&#039;unico ad ampio respiro, come dovrebbe essere una riforma &quot;epocale&quot;. E&#039; l&#039;unico intelligente che affronta le vere questioni.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Marco la tua definizione del dibattito in corso ristretto ai pensionamenti e avanzamenti di carriera  &#8220;dibattito triste e inutile&#8221; mi trova completamente d&#8217;accordo ed è per questo che non intervengo mai. Il tuo commento però non mi può lasciare in silenzio.  E&#8217; l&#8217;unico ad ampio respiro, come dovrebbe essere una riforma &#8220;epocale&#8221;. E&#8217; l&#8217;unico intelligente che affronta le vere questioni.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Docenti in pensione, i rischi di una riforma di Albert ABI AAD</title>
		<link>http://www.multiversitas.it/?p=828&#038;cpage=1#comment-1483</link>
		<dc:creator>Albert ABI AAD</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Jul 2010 15:17:25 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.multiversitas.it/?p=828#comment-1483</guid>
		<description>Sarebbe ora che si faccia la valutazione in modo serio.
2 pubblicazioni qualsiasi in 5 anni, criterio minimale che non definisce ne la rilevanza della pubblicazione ne i referee, ne la portata scientifica è un altro modo di fare finta, come si fa finta che la proposta Gelmini e l&#039;applauso di Meloni fossero una &quot;riforma&quot;.
Come l&#039;ho già scritto alla lista, facciamo la riforma di tutte le leggi. Prima quella che definisce il mondo del lavoro poiché se dobbiamo sfornare laureati &quot;impiegabili&quot; bisogna dirci quanto il mercato paga questi laureati, il ché ci permette di sapere quale materie devono studiare e fino a che livello di competenza; anche perché gli studenti devono capire quanto investono per ottenere che cosa?
Oggi vogliono dirci che la didattica ha questo ruolo, quello di rispondere ai bisogni del mercato. E parzialmente una buona cosa perché il titolo di &quot;dottore&quot; non basta più, come negli anni cinquanta. Nessuno in Europa porta il titolo di dottore dopo 3 o anche 5 anni di studi, ma i laureati trovano lavoro.
E questa la questione di base sulla quale il governo si prende il piede nel tappeto: il non definire chiaramente il ruolo dell&#039;università e il non programmare (nelle previsioni e nell&#039;effettiva creazione di settori di attività) il mercato del lavoro. Il pretesto è il &quot;libero mercato&quot;. Ma la legge puo obbligare il datore di lavoro a pagare uno stipendio minimo e a garantire i diritti dei lavoratori. Due condizioni che l&#039;attuale governo sta smontando giorno dopo giorno.

Il professore universitario, in questo mondo, deve godere (dico bene godere) della serenità necessaria per fare il suo lavoro didattico e di ricerca. Come si ottiene questo criterio? Con la chiarezza sugli impegni amministrativi, sempre più pesanti e sterili, se si pensa al numero di ore nelle quali i quasi 1400 docenti dell&#039;ateneo di cagliari hanno discusso su questa cosidetta riforma senza arrivare a niente. Possiamo calcolare 10 ore a persona? Si arriva a 14.000 ore che costano in media 150 Euro, ossia 2.100.000 Euro di aria fritta che potevano essere investiti in ricerca e in didattica.

Fare di tutto oggetto di dibattiti (anche nei consigli di facoltà, di corsi di laurea, di senato accademico, di incontri con il rettore, etc.) per dare l&#039;illusione che viviamo in un mondo democratico è che siamo noi a decidere.

Il governo del fare, il fare tutto con meno soldi e il fare quel che conviene all&#039;oligarchia che governa questo paese sono da denunciare e dovrebbe spettare a noi  dire al ministro Gelmini cosa deve essere l&#039;università e non l&#039;inverso.

Per questo una sola condizione basterebbe: che i decisori in seno all&#039;università siano onesti.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sarebbe ora che si faccia la valutazione in modo serio.<br />
2 pubblicazioni qualsiasi in 5 anni, criterio minimale che non definisce ne la rilevanza della pubblicazione ne i referee, ne la portata scientifica è un altro modo di fare finta, come si fa finta che la proposta Gelmini e l&#8217;applauso di Meloni fossero una &#8220;riforma&#8221;.<br />
Come l&#8217;ho già scritto alla lista, facciamo la riforma di tutte le leggi. Prima quella che definisce il mondo del lavoro poiché se dobbiamo sfornare laureati &#8220;impiegabili&#8221; bisogna dirci quanto il mercato paga questi laureati, il ché ci permette di sapere quale materie devono studiare e fino a che livello di competenza; anche perché gli studenti devono capire quanto investono per ottenere che cosa?<br />
Oggi vogliono dirci che la didattica ha questo ruolo, quello di rispondere ai bisogni del mercato. E parzialmente una buona cosa perché il titolo di &#8220;dottore&#8221; non basta più, come negli anni cinquanta. Nessuno in Europa porta il titolo di dottore dopo 3 o anche 5 anni di studi, ma i laureati trovano lavoro.<br />
E questa la questione di base sulla quale il governo si prende il piede nel tappeto: il non definire chiaramente il ruolo dell&#8217;università e il non programmare (nelle previsioni e nell&#8217;effettiva creazione di settori di attività) il mercato del lavoro. Il pretesto è il &#8220;libero mercato&#8221;. Ma la legge puo obbligare il datore di lavoro a pagare uno stipendio minimo e a garantire i diritti dei lavoratori. Due condizioni che l&#8217;attuale governo sta smontando giorno dopo giorno.</p>
<p>Il professore universitario, in questo mondo, deve godere (dico bene godere) della serenità necessaria per fare il suo lavoro didattico e di ricerca. Come si ottiene questo criterio? Con la chiarezza sugli impegni amministrativi, sempre più pesanti e sterili, se si pensa al numero di ore nelle quali i quasi 1400 docenti dell&#8217;ateneo di cagliari hanno discusso su questa cosidetta riforma senza arrivare a niente. Possiamo calcolare 10 ore a persona? Si arriva a 14.000 ore che costano in media 150 Euro, ossia 2.100.000 Euro di aria fritta che potevano essere investiti in ricerca e in didattica.</p>
<p>Fare di tutto oggetto di dibattiti (anche nei consigli di facoltà, di corsi di laurea, di senato accademico, di incontri con il rettore, etc.) per dare l&#8217;illusione che viviamo in un mondo democratico è che siamo noi a decidere.</p>
<p>Il governo del fare, il fare tutto con meno soldi e il fare quel che conviene all&#8217;oligarchia che governa questo paese sono da denunciare e dovrebbe spettare a noi  dire al ministro Gelmini cosa deve essere l&#8217;università e non l&#8217;inverso.</p>
<p>Per questo una sola condizione basterebbe: che i decisori in seno all&#8217;università siano onesti.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Addio Paolo Deidda di Damiano Giampiero</title>
		<link>http://www.multiversitas.it/?p=574&#038;cpage=1#comment-725</link>
		<dc:creator>Damiano Giampiero</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Jun 2010 19:06:33 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.multiversitas.it/?p=574#comment-725</guid>
		<description>Ciao caro zio, una delle tante cose che mi fà ricordare di te é goliardica,mi insegnavi con zia a cantare la canzone del CHE&#039; e me la facevi cantare davanti a mio padre e mia mamma che chiaramente non erano contenti,la ricordo tutt&#039;ora in tutte le sue strofe,e pensare che quando sono andato a Santa Clara di CUBA a vedere per motivi turistici la sua tomba nel libro delle firme ho trovato il nome PAOLO e GRAZIELLA di Cagliari e la prima cosa che ho pensato che eravate stati lì,invece scopro da zia che era il tuo sogno che non sei riuscito ad esaudire, però guarda il destino che mi ci ha mandato me che cantavo le sue canzoni insegnate da te, era veramente il destino che trovassi due omonini ho qualcuno che abbia firmato per te e zia,ti assicuro che solo leggendo le sue lettere ho capito che non era un terrorista e ne un guerrigliero come mi avevano insegnato in famiglia e a scuola e nel mio tragitto culturale avevo capito che quello di cui mi parlavi quando ero piccolo era non una verità di un uomo di sinistra, ma la verità di un uomo che aveva una cultura di onestà e libertà. Grazie zio ti ricordo sempre con grande affetto e stima,vedrai che quando meno te lo aspetti ci vedremo nella libertà che tu hai raggiunto.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao caro zio, una delle tante cose che mi fà ricordare di te é goliardica,mi insegnavi con zia a cantare la canzone del CHE&#8217; e me la facevi cantare davanti a mio padre e mia mamma che chiaramente non erano contenti,la ricordo tutt&#8217;ora in tutte le sue strofe,e pensare che quando sono andato a Santa Clara di CUBA a vedere per motivi turistici la sua tomba nel libro delle firme ho trovato il nome PAOLO e GRAZIELLA di Cagliari e la prima cosa che ho pensato che eravate stati lì,invece scopro da zia che era il tuo sogno che non sei riuscito ad esaudire, però guarda il destino che mi ci ha mandato me che cantavo le sue canzoni insegnate da te, era veramente il destino che trovassi due omonini ho qualcuno che abbia firmato per te e zia,ti assicuro che solo leggendo le sue lettere ho capito che non era un terrorista e ne un guerrigliero come mi avevano insegnato in famiglia e a scuola e nel mio tragitto culturale avevo capito che quello di cui mi parlavi quando ero piccolo era non una verità di un uomo di sinistra, ma la verità di un uomo che aveva una cultura di onestà e libertà. Grazie zio ti ricordo sempre con grande affetto e stima,vedrai che quando meno te lo aspetti ci vedremo nella libertà che tu hai raggiunto.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Docenti ex-assegnisti. La vertenza nell’ateneo Cagliaritano. di Cristina Lavinio</title>
		<link>http://www.multiversitas.it/?p=821&#038;cpage=1#comment-708</link>
		<dc:creator>Cristina Lavinio</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 May 2010 14:48:19 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.multiversitas.it/?p=821#comment-708</guid>
		<description>Bisognerebbe avere la pazienza di leggere almeno i disegni di legge che ci riguardano... Si parla proprio di scatti che diventano triennali per tutti, mentre non ci si decide a dichiarare quali risorse si metteranno a disposizione per lo specchietto per le allodole dello sbandierato &quot;merito&quot; e relativa premialità. Temo che, ancora una volta, resteranno solo i tagli (scatti compresi); e chi ha fatto i conti sa già che 

a) alcuni atenei sono in rosso e si stanno indebitando con le banche per poter pagare gli stipendi del personale (ma sino a quando il Monte dei Paschi, tanto per citare una banca, farà soccorso &#039;rosso&#039; per l&#039;Università di Siena, per esempio?);
 
b) altri atenei andranno in rosso molto presto e rischiano di chiudere (Università &quot;La Sapienza&quot; di Roma compresa). 

Nel frattempo molti di noi, dai ricercatori agli ordinari, dai tecnici dei vari livelli agli EP e ai dirigenti, rischieranno di stare senza stipendio. Aspettiamo quel momento per svegliarci? (continuando nel frattempo a dare fiducia a questa ministra per caso e a chi la governa...).

Dal 17 al 22 cerchiamo di capire meglio la situazione partecipando alla mobilitazione unitaria e indetta a livello nazionale da tutte le organizzazioni sindacali e da molte associazioni. Non dormiamoci sopra facendo finta di niente.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Bisognerebbe avere la pazienza di leggere almeno i disegni di legge che ci riguardano&#8230; Si parla proprio di scatti che diventano triennali per tutti, mentre non ci si decide a dichiarare quali risorse si metteranno a disposizione per lo specchietto per le allodole dello sbandierato &#8220;merito&#8221; e relativa premialità. Temo che, ancora una volta, resteranno solo i tagli (scatti compresi); e chi ha fatto i conti sa già che </p>
<p>a) alcuni atenei sono in rosso e si stanno indebitando con le banche per poter pagare gli stipendi del personale (ma sino a quando il Monte dei Paschi, tanto per citare una banca, farà soccorso &#8216;rosso&#8217; per l&#8217;Università di Siena, per esempio?);</p>
<p>b) altri atenei andranno in rosso molto presto e rischiano di chiudere (Università &#8220;La Sapienza&#8221; di Roma compresa). </p>
<p>Nel frattempo molti di noi, dai ricercatori agli ordinari, dai tecnici dei vari livelli agli EP e ai dirigenti, rischieranno di stare senza stipendio. Aspettiamo quel momento per svegliarci? (continuando nel frattempo a dare fiducia a questa ministra per caso e a chi la governa&#8230;).</p>
<p>Dal 17 al 22 cerchiamo di capire meglio la situazione partecipando alla mobilitazione unitaria e indetta a livello nazionale da tutte le organizzazioni sindacali e da molte associazioni. Non dormiamoci sopra facendo finta di niente.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
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