C’è un futuro nel 2010?
Pubblicato da admin
L’Università di Cagliari di fronte alle prossime drammatiche e inevitabili riduzioni dei finanziamenti
Guido Mula, Roberto Malavasi, Giovanni Coinu
Le vigenti leggi in materia di finanziamento delle Università prospettano un 2010 da bancarotta. Questo è particolarmente vero per la nostra Università, che si troverà in buona compagnia dato l’ammontare generale dei tagli. Grazie alla previdenza e lungimiranza dei nostri governanti, infatti, ci troveremo di fronte ad una riduzione di fondi governativi (contando anche gli aumenti ISTAT, non ancora pagati, degli stipendi del personale docente) dell’ordine dei 20 milioni di euro, che sommati a qualche altra cosetta da parte nostra potrebbero portare il disavanzo 2010 più vicino ai 30 che ai 20 milioni di euro di saldo negativo tra entrate e uscite.
Per capire cosa questo significhi, basta pensare che 25 milioni di Euro è quanto è stato destinato quest’anno dall’Università di Cagliari per garantire il funzionamento dell’Università e delle sue strutture (servizi alla didattica, alla ricerca, agli studenti, Dipartimenti, Facoltà… ). L’ammontare dei soldi che nel 2009 abbiamo destinato al funzionamento della nostra Università è quindi grosso modo uguale al disavanzo prevedibile per il 2010.
Sorge quindi spontanea la domanda: nel 2010 ci saranno soldi per i nostri stipendi? Se la risposta fosse sì, allora la domanda diventerebbe: nel 2010 potremo fare qualcosa oltre a pagare gli stipendi, per esempio pagare le bollette della luce, le pulizie, la manutenzione ordinaria, … ?
Molti di noi, tra i quali i sottoscritti, da oltre un anno paventano questa situazione. La situazione economica generale non favorisce certo una folla che spinga alle porte della nostra Università per donazioni in denaro contante, e il Ministero non sembra minimamente sensibile al quadro generale di tracollo economico verso il quale vanno le Università. Anche quelle meritevoli, infatti, che quest’anno hanno visto un incremento di qualche unità percentuale del proprio finanziamento, si ritroveranno nel 2010 con una perdita secca del 6-7% dato che, a fronte dell’aumento della parte meritocratica, il budget totale destinato alle Università diminuirà del 10% circa.
Il problema di una ridefinizione di obiettivi e di strategie di spesa per l’Ateneo si pone ora in tutta la sua drammaticità ed immediatezza richiedendo una subitanea individuazione delle priorità di bilancio sulle quali puntare per difendere la credibilità del servizio complessivamente approntato in favore della società sarda.
Siamo alle porte di una gravissima emergenza per la sopravvivenza stessa della nostra Università e delle Università italiane in generale. Siamo stati per troppo tempo a guardare garantendo sempre e comunque il funzionamento della struttura, nonostante risorse sempre più irrisorie e l’attacco continuo alle nostre professionalità.
Il nostro futuro non è solo nelle mani dei Ministri Gelmini e Tremonti. Il nostro destino è anche, e deve esserlo, nelle nostre mani. Sta a ciascuno di noi difendere la qualità del nostro lavoro, la nostra professionalità, qualunque sia il proprio ruolo all’interno dell’Ateneo, la Cultura, e, di conseguenza, il futuro dei nostri giovani, dei nostri studenti e dei nostri figli. Non facciamoci schiacciare e umiliare senza reagire, altrimenti non faremo altro che dar ragione a chi dice che non valiamo nulla.
Sapremo finalmente prendere coscienza della crisi imminente per avere la forza e la compattezza di reagire e trovare i modi per risolvere il problema?
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Per chi fosse curioso, ecco in poche righe da dove viene la nostra stima del tracollo finanziario che ci aspetta, salvo miracoli al momento non prevedibili.
Nel bilancio di previsione 2009, le entrate previste da fondi non finalizzati (quelli cioè che non sono stati dati all’Università con un vincolo di destinazione come progetti di ricerca, edilizia, borse, …) erano in totale 164,2 MEuro (di cui 138 MEuro dal Ministero come FFO) a fronte di uscite complessive sulle stesse voci in entrata per 167,2 MEuro (di cui 142 MEuro di spese per il personale). Il saldo negativo di 3 MEuro tra entrate e uscite è stato colmato, per il 2009, mediante il prelievo di 3 MEuro di avanzo di amministrazione del 2008, cosa che non sarà ripetibile per il bilancio 2010. Si può anche notare che il Ministero ci ha dato 4 MEuro in meno del costo previsto per gli stipendi.
Per il 2010, in base alla legge finanziaria 2009 (vedere Tabella C) e con l’aggiunta dei 71 MEuro previsti dalla legge 1/2009 (ex DL 180), ci sarà un taglio del Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO) globale delle Università italiane pari a poco meno del 10% rispetto al 2008, dato di riferimento anche nel nostro bilancio di previsione 2009. Nel caso dell’Università di Cagliari, questo si traduce in una riduzione di circa 14 MEuro. Ci sono poi altre voci addizionali in uscita, già note, per almeno 6 MEuro (adeguamenti ISTAT, arretrati vari, …) e in entrata a diminuire per almeno 4-5 MEuro, tra fondi regionali e, soprattutto, la meritocrazia (non dimentichiamoci che una parte dei soldi destinati al finanziamento delle Università è ripartita su basi “meritocratiche”. Per il 2009 questa quota era in misura del 7% del totale, ma crescerà nei prossimi anni fino a diventare il 30% entro il 2013).
Se andiamo a sommare le varie voci (e l’elenco non è affatto completo) ci si ritrova con uscite che superano di almeno 25 MEuro le entrate. Appare quindi chiaro che nel 2010 l’Università di Cagliari, in assenza di nuovi finanziamenti che per ora non sono all’orizzonte, avrà una disponibilità economica a bilancio largamente inferiore al suo fabbisogno, tale da pregiudicare probabilmente anche solo il pagamento degli stipendi del personale già in ruolo fino alla fine dell’anno prossimo.
1 Commento »
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Giovanni Duni dice:
Pubblicato il 22 09 2009 alle 11:37
Una strada per recuperare di risorse era l’anticipato pensionamento (ossia la non proroga biennale) di docenti ed amministrativi. È molto difficile emanare decreti di dienego della proroga immuni da vizi: i TAR stanno annullando, accogliendo in massa i ricorsi.
Si era ipotizzato una “uscita” concordata dei docenti coinvolti, lasciando ad essi la possibilità di continuare ricerca e qualche forma di didattica: unica soluzione che evita i ricorsi e salva la dignità.
Si è preferito agire d’autorità con atti destinati ad essere annullati e concedendo proroghe annuali che peseranno sul bilancio 2010, quando anche esse potevano essere sostituite con uscite concordate.
Chi è stato il regista di tutto ciò?
Giovanni Duni