Governare al buio o “illuminati” dai dati?
Pubblicato da admin
di Mariano Porcu
Negli stati totalitari le statistiche (vere) sono segrete, la divulgazione dei numeri (veri) che riguardano le “cose notevoli dello stato” è sempre sottoposta ad un finissimo filtro da parte dei poteri costituiti. Il motivo di questa avversione per l’informazione statistica trasparente è chiaro e perfino banale: i numeri indicano dove e come va lo Stato. La democrazia, la trasparenza dei processi decisionali, è affidata anche alla conoscenza quantitativa dei fenomeni. Ecco, quello della trasparenza dell’informazione statistica è proprio uno dei tratti distintivi delle democrazie avanzate ancorché, talvolta, i politici che le governano mostrino una certa avversione alle statistiche che contraddicono l’efficacia delle loro azioni … insomma, spesso i numeri mostrano che … il re è nudo o, se non proprio nudo, almeno in mutande.
Così come accade per gli apparati di grande complessità quali sono i moderni stati nazionali, anche le organizzazioni più grandi, specie quelle governate con processi decisionali politici sono chiamate a monitorare le loro azioni attraverso statistiche. L’università è tra esse. Le recenti riforme e più ancora i loro decreti attuativi ancorano le decisioni strategiche degli atenei in materia di offerta formativa e di promozione della ricerca scientifica alla soddisfazione di requisiti misurati attraverso indicatori di stock e di flusso.
Il nostro Ateneo, negli anni più recenti ha mostrato una sua debolezza strutturale nella capacità di ricercare, produrre e aggiornare le informazioni statistiche. E’ come se non si fosse ancora presa coscienza nella nostra cultura organizzativa di un concetto chiave: i dati amministrativi non sono dati statistici. Per poter essere impiegati in maniera efficace ed efficiente per finalità statistiche, i dati amministrativi devono essere raccolti secondo procedure standardizzate, archiviati secondo criteri codificati, aggiornati con cadenze sistematizzate. Solo allora diventano fonti statistiche e a questo punto necessitano, per essere un vero supporto alle decisioni del management, di essere trattati in maniera che l’informazione in essi contenuta possa essere estratta e assemblata in indicatori o in altre sintesi più complesse.
L’acquisizione sistematica e codificata delle informazioni non è purtroppo la nostra prassi. Manca un sistema di raccolta e produzione dati che fornisca informazioni ufficiali, molto spesso vari organismi dell’Ateneo sono stati impiegati come Pronto Soccorso Statistico a seconda dell’emergenza conoscitiva contingente. E’, invece, assolutamente necessario che un Ateneo delle nostre dimensioni e della nostra complessità si doti di un vero sistema destinato alla produzione e gestione dell’informazione statistica, un ufficio che sia di supporto agli organismi di governo dell’Ateneo, che non sia vincolato al controllo di una direzione, un ufficio che abbia un responsabile e uno staff all’altezza del valore strategico che ha un tale tipo di attività. Un ufficio che si occupi di produrre dati secondo le necessità di funzionamento della macchina amministrativa e che sia in grado di soddisfare le esigenze conoscitive di chi è chiamato ad applicare gli indirizzi previsti dagli organi di governo accademici. Una tale risorsa è necessaria oramai non solo per supportare gli organi di governo cui competono le scelte strategiche ma per essere di ausilio anche al lavoro quotidiano dei presidi, dei presidenti di CdS, dei Dipartimenti e di tutte le Direzioni dell’amministrazione.
La qualità della democrazia del nostro Ateneo è vincolata anche alla qualità delle sue statistiche. Questo è uno dei primi passi per avere un sistema di governo trasparente. A tutti i livelli.
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