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Triti riti. Studenti in costume tradizionale-rivoluzionario e la manifestazione fa Flop!

Lorenzo Carrogu*

Martedì 17 novembre, manifestazione per il diritto allo studio. Mi dirigo verso piazza Garibaldi per partecipare al corteo e sono ormai arrivato alla fine di via Paoli quando comincio a sentire “venti bottiglie di vino” della Bandabardò che, se devo dire la verità, comincia ad irritarmi. Una volta arrivato mi guardo intorno e mi accorgo che siamo si e no 200. Mi aspettavo di incontrare i soliti volti, quelli che incontro sempre alle iniziative di sinistra, ma niente. Sono circondato da ragazzi delle scuole superiori elettrizzati probabilmente anche dal fatto di guidare una manifestazione alla quale partecipano universitari. Sono adolescenti senza tempo, la divisa è la solita: maglietta di Che Guevara e kefiah palestinese. Le forze dell’ordine hanno sempre le stesse facce infastidite da quella massa di giovani zecche comuniste che non hanno voglia di studiare e ai quali non va bene niente perché bevono e fumano le canne. La manifestazione inizia col consueto ritardo di un’ora. Gli universitari sono talmente pochi che quasi non riescono a formare una fila orizzontale per tenere gli striscioni. Professori: neanche uno. Oppure sono riusciti a mimetizzarsi anche loro con la kefiah e la maglietta di Che Guevara. Dopo mezz’ora di tragitto si è già esaurito il repertorio musicale di sinistra, quello bello che ci piace: ancora Bandabardò, Modena City Ramblers e  CSI/CCCP (la svolta ultracattolica di Ferretti non li ha cancellati, meno male).
Gli slogan sono quanto mai significativi. Si va dal:”E la Gelmini dice che la scuola è sua e noi GLI rispondiamo: su cunnu e mamma tua” al: “Berlusconi pezzo di merda”(opinione largamente condivisa), e ancora tutti quei cori che finiscono con “10, 100, 1000 occupazioni” e l’immancabile: “chi non salta la Gelmini è”. Di fronte a questo scempio di manifestazione, comincio a pensare che non c’è scampo e la fotografia della giornata me la propone il solito signore comunista con il berretto di Che Guevara e Lenin che distribuisce volantini scritti con la macchina da scrivere. Decido di andarmene. Allontanatomi di cinquanta metri, alle mie spalle sento in sottofondo Bella Ciao.
 
*Studente  e rappresentante nel consiglio di facoltà di Lingue e Letterature

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